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sabato 26 dicembre 2015

MISTERBIANCO (CT): Campanarazzu, l'antica Chiesa Madre di Monasterium Album


Sono finalmente riuscito a visitare uno dei luoghi già da tempo in "lista d'attesa", approfittando di questa giornata di apertura straordinaria del sito, che di fatto è ad oggi un cantiere. Un luogo davvero interessante per diversi aspetti, un sito che desta stupore perché, dato per irrimediabilmente perduto per alcuni secoli, è straordinariamente riemerso dal basalto lavico grazie all'interesse di alcuni abitanti di Misterbianco.

Sto parlando dell'antica Chiesa Madre di Monasterium Album, dedicata alla Madonna delle Grazie e sepolta durante la spaventosa eruzione del 1669, le cui lave fuoriuscite dai crateri dei Monti Rossi di Nicolosi coprirono interi centri abitati giungendo a Catania.

Anche Misterbianco non fu risparmiata, e l'antica Chiesa Madre, la cui fondazione risale probabilmente al XII-XIII secolo e poi via via ampliata, venne sepolta. Solo la torre campanaria rimase in piedi, a testimoniare ai posteri l'esatta localizzazione del monumento.

Da sempre si è guardato con interesse a questo luogo, ma soltanto negli ultimi quindici anni, grazie all'attività e alla determinazione di alcune persone, riunite oggi nella Fondazione Monasterium Album, si è potuto dare il via ai lavori di sbancamento del basalto lavico, di messa in sicurezza del sito e di recupero di quanto si è conservato.


Il percorso sterrato di circa 150 metri tra la sciara del 1669 per raggiungere il sito

L'esterno dell'antica Chiesa Madre

Particolare del portale principale

L'esterno presenta attualmente due ingressi: il portale maggiore in stile rinascimentale e il portale laterale cinquecentesco. Ben visibile anche il campanile, salvatosi dalla colata del 1669 ma parzialmente distrutto dal successivo terremoto del Val di Noto del 1693.

L'intera struttura è stata recentemente dotata di una copertura atta a preservare quanto riportato alla luce nei recenti scavi.

Il personale della Fondazione Monasterium Album guida i gruppi di visitatori all'interno del sito con spiegazioni esaustive sugli interventi di recupero e sulle notizie storiche e artistiche della chiesa.

L'interno ad unica navata è arricchita di pregevoli altari ricostruiti ricollocando i pezzi trovati in loco; lateralmente alla struttura si aprono vari ambienti di particolare interesse storico, tra i quali una cappella in stile gotico con pavimento maiolicato che testimonia l'origine antica del luogo di culto.

L'interno della chiesa

Il fatto sorprendente, ciò che rende questo sito unico, è che nonostante la struttura sia stata completamente colmata dalla colata, molti elementi architettonici di grande pregio artistico si sono conservati. E' stato così possibile ricomporre i pezzi in modo da dare un'idea abbastanza esaustiva dell'aspetto originario.

Uno degli altari in fase di ricomposizione

I vari altari laterali sono arricchiti da colonne, basamenti e cornici riccamente decorati in pietra bianca scolpita a motivi floreali, con putti e altri simboli che lasciano intendere quanto raffinata fosse la fattura interna dell'edificio sacro.

Sulla sinistra si apre una cappella dedicata al SS. Crocifisso che conserva un prezioso altare del 1629.

Particolare architettonico all'ingresso 
della cappella del Crocifisso
Monumentale ingresso alla cappella del 
Crocifisso; sulla sinistra veduta parziale dell'altare

Particolare dell'altare del SS. Crocifisso

Non aggiungo altro, ed evito di mostrarvi altre foto per non togliervi il piacere della scoperta.


INFORMAZIONI PER LA VISITA

L'ingresso è assolutamente gratuito; tuttavia se volete (e vi esorto a farlo) potete lasciare in una cassettina il vostro contributo anonimo; il ricavato, è superfluo dirlo, viene utilizzato per il completamento dei lavori di recupero.

Generalmente il sito è fruibile l'ultimo sabato di ogni mese dalle ore 10.00 alle ore 13.00, ma i seguenti recapiti vi permettono di avere informazioni più dettagliate sulla programmazione delle visite:

Recapiti telefonici: 095 301483 - 333 8819601 - 335 1247044

Contatto mail: info@monasteriumalbum.it


COME RAGGIUNGERE IL SITO


Il sito si trova in contrada Campanarazzu nel Comune di Misterbianco. La mappa che trovate al link seguente vi aiuterà a raggiungerlo. L'antica chiesa è incassata nel banco lavico e difficilmente visibile, eccetto per il campanile che è possibile riconoscere anche dall'esterno dell'area.

Lasciata la macchina nelle adiacenze del "Parco Suburbano Campanarazzu" in via Madonna degli Ammalati, si accede attraverso un cancello in lamiera (tipico dei cantieri con lavori in corso) e si percorrono a piedi circa centocinquanta metri su strada sterrata, fino a raggiungere la chiesa.



Spero questo post sia stato di vostro gradimento. Se volete lasciate un commento. Alla prossima!

Sito visitato il 26.12.2015

domenica 25 ottobre 2015

SANTA VENERINA (CT): La Cuba bizantina di S. Stefano

In questo post vi racconto la mia breve passeggiata di un sabato pomeriggio alla scoperta di un monumento dell'area etnea importante e fino a qualche tempo fa misconosciuto.


Prospetto principale della chiesetta

Si tratta della chiesetta bizantina di S. Stefano, sita a Dagala del Re, frazione di Santa Venerina, in provincia di Catania.
Recentemente restaurata ad opera della Sovrintendenza, riconsegnata lo scorso 8 ottobre, la storica struttura era stata acquisita dal Comune nel 2012.
La scoperta del rudere avvenne durante la Seconda Guerra Mondiale ad opera di Stefano Bottari, il quale pubblicò un articolo a riguardo sulla Rivista di Archeologia Cristiana del 1944-'45. Successivamente, nel 1959, fu Pietro Lojacono, sovrintendente ai monumenti della Sicilia orientale, ad occuparsene, svuotando l'edificio che era stato utilizzato come pietraia e consolidandone le strutture. Tuttavia il monumento rimase abbandonato e nascosto dalla vegetazione, fino agli ultimi recenti sviluppi.
La chiesetta, costruita tra il VII e il IX secolo si presenta allo stato di rudere, sebbene sia sufficientemente leggibile nella struttura complessiva, essendo conservati tutti i muri perimetrali. Manca invece di copertura, di pavimento, e sono andati perduti intonaci, pitture, finestre e tutte le altre finiture.

L'intero perimetro della chiesa, la zona absidale in primo piano
Aspetto esterno, vista laterale

Non mi dilungo sugli aspetti architettonici, che possono anche risultare difficili da comprendere, e mi limito a dire che la chiesa è composta da un nartece (vestibolo addossato all'esterno della facciata della chiesa, probabilmente aggiunto in un periodo successivo) e da una cella tricora, cioè una zona absidale trilobata (a trifoglio), in cui l'abside centrale ha dimensioni maggiori rispetto alle due laterali.

Abside centrale vista dall'interno

Gli intonaci residui nella zona absidale

Nel nartece, all'estremità sinistra, è chiaramente individuabile una cisterna ricavata all'interno della struttura stessa.

La cisterna ricavata nel nartece

La copertura, oggi scomparsa, doveva essere costituita da una cupola nella zona absidale e da tre volte a botte sul nartece.

L'ingresso principale del nartece visto dall'interno

Il monastero basiliano, di cui doveva far parte la chiesa, passò ai benedettini nel XII secolo, per essere poi abbandonato probabilmente in occasione dell'eruzione dell'Etna del 1284.
Qui potete vedere un'interessante ricostruzione virtuale del monumento:



COME RAGGIUNGERE IL SITO

Non esiste alcuna segnaletica stradale che possa indicarvi la strada da percorrere; il monumento, allo stato attuale, non è segnalato neanche all'ingresso dell'area in cui si trova.
Potete aiutarvi con questa mappa:


L'ingresso avviene attraverso un piccolo cancelletto posto alla destra di un cancello più grande, quest'ultimo a servizio di un allevamento. Il numero civico di riferimento è il 39/41.

Il piccolo cancelletto sulla destra è l'accesso al sito

Il cancelletto non presenta lucchetto, è possibile aprirlo ed entrare, avendo cura di richiuderlo. Per raggiungere la chiesetta è necessario attraversare un boschetto di querce per circa 70 metri in linea retta costeggiando il muro di limite con l'allevamento attiguo; il sentiero è tracciato dal passaggio dei visitatori e vi condurrà in breve al vostro obiettivo.

Il sentiero tracciato dal passaggio dei visitatori
Tra gli alberi si scorgono i ruderi della chiesa

Spero di avervi dato sufficienti informazioni per visitare questo luogo suggestivo, storicamente importante sia per il tipo di architettura religiosa, sia perché si aggiunge agli altri monumenti siciliani che attestano e delineano la presenza dei basiliani nell'isola.

Visitato sabato 24 ottobre 2015

giovedì 22 ottobre 2015

AIDONE (EN): il Castello di Gresti o Pietratagliata

Oggi vi parlo di un luogo davvero suggestivo, visitato nel novembre 2014, un luogo che mi sento di suggerire nonostante il percorso per raggiungerlo non sia del tutto agevole per i motivi che leggerete in seguito.
Il Castello di Gresti o Pietratagliata sorge su una cresta di roccia arenitica che taglia trasversalmente la vallata del torrente Gresti, in territorio di Aidone (EN), e non molto distante da Raddusa e Valguarnera Caropepe.
La visita del castello si può benissimo abbinare a quella dell'area archeologica di Morgantina (di cui vi parlerò in un altro post), perché i due siti si trovano a breve distanza tra loro, circa mezz'ora di strada.
Il castello è di proprietà privata, visitabile gratuitamente, ma tengo a precisare che occorre fare molta attenzione perchè l'intera struttura in muratura è pericolante e versa in totale stato di abbandono, con possibilità di crolli. Sconsiglio la presenza di bambini per la mancanza di recinzioni in locali che si aprono a strapiombo sulla valle sottostante.
Ciò premesso, vi do qualche indicazione su come raggiungere il sito: da Aidone o da Raddusa prendere la SS288, deviare sulla SP35a e subito la prima a destra, la SP67. Nessuna segnaletica verticale ad indicarvi la strada per il castello. Qui di seguito il link con la mappa che vi sarà di grande utilità:

La SP67 dopo qualche chilometro diviene sterrata, a tratti difficile da percorrere. Evitate le stagioni piovose perché potreste trovare la strada invasa dal fango proveniente dai terreni circostanti, come è capitato a me...
Ad un certo punto ho creduto di aver sbagliato strada perché la difficoltà nel percorrerla ritardava il raggiungimento della meta. Ma finalmente, avvolto misteriosamente nella nebbia, ecco comparire il maniero.

Il castello avvolto dalla nebbia
La nebbia, sebbene creasse un'atmosfera alquanto suggestiva, non permetteva la visione del paesaggio circostante; ma fortunatamente, dopo un mezz'ora, ha cominciato pian piano a diradarsi lasciando posto al sole e scoprendo ai miei occhi l'intera vallata, solcata dalla cresta rocciosa.

La vallata di Gresti
Lato orientale del castello
Lato occidentale del castello

 Il castrum è già presente, stando ad alcuni documenti, nel 1358 e di proprietà della nobile famiglia Gioeni.

Il castello è composto da parti scavate nella roccia e parti in muratura. Vi si accede attraverso un corridoio che fiancheggia dei locali (magazzini) ridotti a ruderi, e percorrendo delle scale al di sotto del basamento del torrione.


Il corridoio di accesso
La scala d'accesso


Giunti in cima alle scale si percorre un altro corridoio in discesa e, attraversando un arco si entra nei locali ricavati nella roccia, composti da una loggia con vista sulla vallata e una grande stanza ipogea attigua che presenta una finestra sul lato occidentale.

L'arco e il corridoio verso i locali ipogei
L'ingresso alla stanza scavata nella roccia

La finestra posta ad occidente
La torre, a pianta quadrata, si presenta a struttura piena; essa aveva funzione di vedetta e si accedeva al terrazzo superiore attraverso una scala elicoidale, oggi inagibile.

La torre

Altri ambienti, non visitabili perché pericolanti, sono posti sul lato occidentale, e rappresentavano molto probabilmente gli spazi residenziali.
Sulla collinetta antistante l'ingresso del castello si trovano invece i ruderi della cappella di famiglia; di essa rimangono solo i muri perimetrali e un bel portale in pietra locale.

La cappella posta sulla collinetta
Il castello fu ricostruito e ampliato dopo il terremoto del 1693. Purtroppo ciò che rimane oggi, pur perfettamente leggibile nella sua struttura complessiva, è un insieme di edifici abbandonati e pericolanti che andrebbero recuperati e resi fruibili.
In perfetta armonia col paesaggio rurale circostante, tanto da sembrare un tutt'uno con la roccia, il Castello di Gresti regala emozioni inaspettate.

Visitato il 22 novembre 2014