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sabato 20 febbraio 2016

NOTO (SR): la festa di San Corrado

A distanza di ben dieci anni torno a Noto in occasione dei festeggiamenti che la città tributa al protettore San Corrado Confalonieri il 19 febbraio. 
C'è da dire che qualsiasi occasione di visita di questa città, definita il "Giardino di pietra", patrimonio dell'umanità, è sempre da cogliere al volo, per quanto splendore le pietre barocche sapientemente intagliate e scolpite nel post terremoto del Val di Noto (1693) offrono agli occhi e all'anima.

La festa, cioè l'uscita dell'urna dalla Cattedrale, ha inizio alle ore 17.00. Essendo arrivati sul posto con un'ora e mezza di anticipo decidiamo di fare tappa all'Eremo di San Corrado, a circa 5 km dal centro storico. Si tratta di un santuario eretto sul luogo in cui il santo visse all'interno di un'amena grotta.
Il posto è molto suggestivo, collocato tra due costoni (Valle dei Pizzoni) caratterizzati da rigogliosa vegetazione, e solcato da un fiumiciattolo nei pressi del quale scorre una fonte denominata "Acqua di San Corrado".
L'eremo purtroppo, al momento della nostra visita, non è visitabile per via di un cantiere atto alla riqualificazione del viale che conduce al santuario. 

Il fiumiciattolo che lambisce il santuario

La statua di San Corrado posta nel piazzale antistante l'eremo
Ingresso dell'eremo
Esterno dell'eremo visto dal piazzale

Facciamo quindi ritorno in centro per partecipare alla festa di San Corrado.

Corrado Confalonieri nacque a Calendasco nel 1290 da nobile famiglia. Durante una magra battuta di caccia, appiccando il fuoco per stanare la cacciagione, provocò involontariamente la devastazione di boschi, case, coltivazioni che dovette ripagare con la confisca di tutti i suoi averi. Questo evento lo segnò nel profondo e decise di divenire terziario francescano, per poi lasciare, nel 1315 la città di Piacenza, la moglie e tutti i beni materiali, peregrinando per l'Italia intera e poi rifugiarsi nella preghiera presso l'eremo della Valle dei Pizzoni, nelle vicinanze di Noto. Lì, nella sua grotta, morì il 19 febbraio 1351. E' venerato come "santo" dalla pietà popolare, ma in realtà l'iter di canonizzazione non si è mai concluso e per la chiesa cattolica ha il titolo di "beato".
Il suo corpo incorrotto si custodisce in una preziosa urna argentea conservata presso la Cattedrale di Noto.

Urna argentea contenente le spoglie mortali di San Corrado

Passeggiando per la città non si può non rimanere coinvolti positivamente alla vista di chiese e palazzi che prospettano su vie, piazze e cortili. Noto, ricostruita dopo il terribile terremoto del 1693, rappresenta di certo la più alta espressione del fervore ricostruttivo e innovativo di una Sicilia Orientale decisa a risollevarsi dopo la catastrofe.
L'architettura e la storia di questa bellissima città richiederebbero almeno altri due post dedicati, e spero in futuro di poterlo fare.

Chiesa di S. Francesco e Monastero del SS. Salvatore
Cattedrale

La cattedrale, dedicata a S. Nicolò, monumento principale della città, è il fulcro della vita religiosa netina. Distrutta dal crollo parziale del 13 marzo 1996, è stata ricostruita, restaurata ed infine riaperta al culto il 18 giugno 2007.
Buona parte degli interni sono andati perduti, ma nuove opere di arte contemporanea sono state realizzate, mentre altre sono ancora in fase progettuale. La cupola, ad esempio, presenta un grande affresco raffigurante "La Pentecoste", opera del pittore Oleg Supereko, mentre sul soffitto della navata centrale campeggia un grande dipinto del maestro Lino Frongia raffigurante l'Assunzione della Madonna e le quattro virtù cardinali.

"La Pentecoste" di Oleg Supereko

Particolare dell'Assunzione di Lino Frongia

All'interno della Cattedrale c'è già fermento per l'imminente uscita della sacra urna di San Corrado, che si trova ancora posta sull'altare maggiore, cui accorrono molti fedeli per strofinarvi i loro fazzoletti bianchi.

Intero della Cattedrale
L'urna del santo, prima dell'uscita, viene riposta su una base caratterizzata da quattro grifoni in argento cesellato, per poi essere caricata sulle spalle dei devoti portatori.

I grifoni in argento
Alle ore 17.00 tutto è pronto per accogliere all'esterno San Corrado. La caratteristica principale della festa è certamente rappresentata dai numerosissimi Cilii.
Il cìlio è una grossa lanterna processionale in lamierino riccamente decorato con pitture raffiguranti l'urna, il santo e altri simboli iconografici ricorrenti nella tradizione netina. In numero di circa duecento, sono sorretti ciascuno da un portatore e accompagnano l'urna reliquiaria di San Corrado lungo tutto il percorso processionale.
Non vi sono dati certi sulla loro origine, ma parte che questa tradizione risalga al 1620, quando il canonico Pietro Ansaldo nel suo testamento lasciò una cospicua rendita per abbellire la festa del 19 febbraio, dando disposizioni che l'urna, durante le processioni, fosse illuminata da dodici "intorci grandi". Probabilmente da lì via via il loro numero crebbe.
Secondo altri si tratta di una contaminazione spagnola, trovandosi simili apparati, sebbene in numero inferiore, anche in altre località siciliane.
I portatori di cilii si dispongono in due file ai lati della scalinata della cattedrale; la processione è preceduta dalle confraternite della città, con i loro vessilli e le loro insegne, e infine, tra gli spari di fuochi d'artificio, la tanto attesa uscita dell'urna del Patrono.
I cilii davanti alla Cattedrale

I cilii in attesa dell'uscita dell'urna


Le confraternite aprono la processione

L'urna di San Corrado esce dalla Cattedrale
L'urna di San Corrado in processione
Un cìlio e l'urna all'interno della Chiesa del SS. Crocifisso

Aggiungo, per concludere, che la festa di S. Corrado si svolge due volte l'anno:
  • il 19 febbraio (giorno della sua morte) e la domenica successiva;
  • il 28 agosto (giorno in cui nel 1515 ne fu ufficialmente autorizzato il culto) e la domenica successiva.

Grazie ai miei compagni di viaggio, Rosario ed Emanuele. 
Alla prossima!



Visitato il 19 febbraio 2016

sabato 26 dicembre 2015

MISTERBIANCO (CT): Campanarazzu, l'antica Chiesa Madre di Monasterium Album


Sono finalmente riuscito a visitare uno dei luoghi già da tempo in "lista d'attesa", approfittando di questa giornata di apertura straordinaria del sito, che di fatto è ad oggi un cantiere. Un luogo davvero interessante per diversi aspetti, un sito che desta stupore perché, dato per irrimediabilmente perduto per alcuni secoli, è straordinariamente riemerso dal basalto lavico grazie all'interesse di alcuni abitanti di Misterbianco.

Sto parlando dell'antica Chiesa Madre di Monasterium Album, dedicata alla Madonna delle Grazie e sepolta durante la spaventosa eruzione del 1669, le cui lave fuoriuscite dai crateri dei Monti Rossi di Nicolosi coprirono interi centri abitati giungendo a Catania.

Anche Misterbianco non fu risparmiata, e l'antica Chiesa Madre, la cui fondazione risale probabilmente al XII-XIII secolo e poi via via ampliata, venne sepolta. Solo la torre campanaria rimase in piedi, a testimoniare ai posteri l'esatta localizzazione del monumento.

Da sempre si è guardato con interesse a questo luogo, ma soltanto negli ultimi quindici anni, grazie all'attività e alla determinazione di alcune persone, riunite oggi nella Fondazione Monasterium Album, si è potuto dare il via ai lavori di sbancamento del basalto lavico, di messa in sicurezza del sito e di recupero di quanto si è conservato.


Il percorso sterrato di circa 150 metri tra la sciara del 1669 per raggiungere il sito

L'esterno dell'antica Chiesa Madre

Particolare del portale principale

L'esterno presenta attualmente due ingressi: il portale maggiore in stile rinascimentale e il portale laterale cinquecentesco. Ben visibile anche il campanile, salvatosi dalla colata del 1669 ma parzialmente distrutto dal successivo terremoto del Val di Noto del 1693.

L'intera struttura è stata recentemente dotata di una copertura atta a preservare quanto riportato alla luce nei recenti scavi.

Il personale della Fondazione Monasterium Album guida i gruppi di visitatori all'interno del sito con spiegazioni esaustive sugli interventi di recupero e sulle notizie storiche e artistiche della chiesa.

L'interno ad unica navata è arricchita di pregevoli altari ricostruiti ricollocando i pezzi trovati in loco; lateralmente alla struttura si aprono vari ambienti di particolare interesse storico, tra i quali una cappella in stile gotico con pavimento maiolicato che testimonia l'origine antica del luogo di culto.

L'interno della chiesa

Il fatto sorprendente, ciò che rende questo sito unico, è che nonostante la struttura sia stata completamente colmata dalla colata, molti elementi architettonici di grande pregio artistico si sono conservati. E' stato così possibile ricomporre i pezzi in modo da dare un'idea abbastanza esaustiva dell'aspetto originario.

Uno degli altari in fase di ricomposizione

I vari altari laterali sono arricchiti da colonne, basamenti e cornici riccamente decorati in pietra bianca scolpita a motivi floreali, con putti e altri simboli che lasciano intendere quanto raffinata fosse la fattura interna dell'edificio sacro.

Sulla sinistra si apre una cappella dedicata al SS. Crocifisso che conserva un prezioso altare del 1629.

Particolare architettonico all'ingresso 
della cappella del Crocifisso
Monumentale ingresso alla cappella del 
Crocifisso; sulla sinistra veduta parziale dell'altare

Particolare dell'altare del SS. Crocifisso

Non aggiungo altro, ed evito di mostrarvi altre foto per non togliervi il piacere della scoperta.


INFORMAZIONI PER LA VISITA

L'ingresso è assolutamente gratuito; tuttavia se volete (e vi esorto a farlo) potete lasciare in una cassettina il vostro contributo anonimo; il ricavato, è superfluo dirlo, viene utilizzato per il completamento dei lavori di recupero.

Generalmente il sito è fruibile l'ultimo sabato di ogni mese dalle ore 10.00 alle ore 13.00, ma i seguenti recapiti vi permettono di avere informazioni più dettagliate sulla programmazione delle visite:

Recapiti telefonici: 095 301483 - 333 8819601 - 335 1247044

Contatto mail: info@monasteriumalbum.it


COME RAGGIUNGERE IL SITO


Il sito si trova in contrada Campanarazzu nel Comune di Misterbianco. La mappa che trovate al link seguente vi aiuterà a raggiungerlo. L'antica chiesa è incassata nel banco lavico e difficilmente visibile, eccetto per il campanile che è possibile riconoscere anche dall'esterno dell'area.

Lasciata la macchina nelle adiacenze del "Parco Suburbano Campanarazzu" in via Madonna degli Ammalati, si accede attraverso un cancello in lamiera (tipico dei cantieri con lavori in corso) e si percorrono a piedi circa centocinquanta metri su strada sterrata, fino a raggiungere la chiesa.



Spero questo post sia stato di vostro gradimento. Se volete lasciate un commento. Alla prossima!

Sito visitato il 26.12.2015

domenica 25 ottobre 2015

SANTA VENERINA (CT): La Cuba bizantina di S. Stefano

In questo post vi racconto la mia breve passeggiata di un sabato pomeriggio alla scoperta di un monumento dell'area etnea importante e fino a qualche tempo fa misconosciuto.


Prospetto principale della chiesetta

Si tratta della chiesetta bizantina di S. Stefano, sita a Dagala del Re, frazione di Santa Venerina, in provincia di Catania.
Recentemente restaurata ad opera della Sovrintendenza, riconsegnata lo scorso 8 ottobre, la storica struttura era stata acquisita dal Comune nel 2012.
La scoperta del rudere avvenne durante la Seconda Guerra Mondiale ad opera di Stefano Bottari, il quale pubblicò un articolo a riguardo sulla Rivista di Archeologia Cristiana del 1944-'45. Successivamente, nel 1959, fu Pietro Lojacono, sovrintendente ai monumenti della Sicilia orientale, ad occuparsene, svuotando l'edificio che era stato utilizzato come pietraia e consolidandone le strutture. Tuttavia il monumento rimase abbandonato e nascosto dalla vegetazione, fino agli ultimi recenti sviluppi.
La chiesetta, costruita tra il VII e il IX secolo si presenta allo stato di rudere, sebbene sia sufficientemente leggibile nella struttura complessiva, essendo conservati tutti i muri perimetrali. Manca invece di copertura, di pavimento, e sono andati perduti intonaci, pitture, finestre e tutte le altre finiture.

L'intero perimetro della chiesa, la zona absidale in primo piano
Aspetto esterno, vista laterale

Non mi dilungo sugli aspetti architettonici, che possono anche risultare difficili da comprendere, e mi limito a dire che la chiesa è composta da un nartece (vestibolo addossato all'esterno della facciata della chiesa, probabilmente aggiunto in un periodo successivo) e da una cella tricora, cioè una zona absidale trilobata (a trifoglio), in cui l'abside centrale ha dimensioni maggiori rispetto alle due laterali.

Abside centrale vista dall'interno

Gli intonaci residui nella zona absidale

Nel nartece, all'estremità sinistra, è chiaramente individuabile una cisterna ricavata all'interno della struttura stessa.

La cisterna ricavata nel nartece

La copertura, oggi scomparsa, doveva essere costituita da una cupola nella zona absidale e da tre volte a botte sul nartece.

L'ingresso principale del nartece visto dall'interno

Il monastero basiliano, di cui doveva far parte la chiesa, passò ai benedettini nel XII secolo, per essere poi abbandonato probabilmente in occasione dell'eruzione dell'Etna del 1284.
Qui potete vedere un'interessante ricostruzione virtuale del monumento:



COME RAGGIUNGERE IL SITO

Non esiste alcuna segnaletica stradale che possa indicarvi la strada da percorrere; il monumento, allo stato attuale, non è segnalato neanche all'ingresso dell'area in cui si trova.
Potete aiutarvi con questa mappa:


L'ingresso avviene attraverso un piccolo cancelletto posto alla destra di un cancello più grande, quest'ultimo a servizio di un allevamento. Il numero civico di riferimento è il 39/41.

Il piccolo cancelletto sulla destra è l'accesso al sito

Il cancelletto non presenta lucchetto, è possibile aprirlo ed entrare, avendo cura di richiuderlo. Per raggiungere la chiesetta è necessario attraversare un boschetto di querce per circa 70 metri in linea retta costeggiando il muro di limite con l'allevamento attiguo; il sentiero è tracciato dal passaggio dei visitatori e vi condurrà in breve al vostro obiettivo.

Il sentiero tracciato dal passaggio dei visitatori
Tra gli alberi si scorgono i ruderi della chiesa

Spero di avervi dato sufficienti informazioni per visitare questo luogo suggestivo, storicamente importante sia per il tipo di architettura religiosa, sia perché si aggiunge agli altri monumenti siciliani che attestano e delineano la presenza dei basiliani nell'isola.

Visitato sabato 24 ottobre 2015

sabato 17 ottobre 2015

CASTIGLIONE DI SICILIA (CT): la Cuba bizantina e il Centro storico


Il post con cui inauguro questo mio nuovo blog riguarda un paesino arroccato della provincia di Catania, compreso tra il fiume Alcantara e le pendici dell'Etna: Castiglione di Sicilia.


Panorama di Castiglione di Sicilia

CUBA BIZANTINA DI SANTA DOMENICA

Prima di far visita al borgo medievale, ubicato in cima alla collina, consiglio una breve visita alla cuba di Santa Domenica, una cappella bizantina dichiarata monumento nazionale fin dal 1909. La struttura, eretta probabilmente tra il VII e il IX secolo d. C., è stata oggetto di recenti restauri, ma versa comunque in uno stato di parziale abbandono.

Visitabile solo esternamente, gli interni sono visibili attraverso le inferriate dei cancelli, che non consentono purtroppo di apprezzarne al meglio l'architettura a tre navate e con cupola centrale con volte a crociera.

L'architettura esterna è composta da elementi geometrici basati su forme cubiche; la facciata a due ordini è caratterizzata da blocchi in pietra lavica in vista, aspetto rustico che si presenta su tutti i lati della cappella.


La Cuba di S. Domenica, esterno
La Cuba di S. Domenica, interno



Come raggiungere la Cuba: se vi trovate a Castiglione centro, bisogna andare in direzione di Randazzo. Io personalmente, provenendo da Linguaglossa in direzione Randazzo, ho deviato verso Castiglione di Sicilia all'altezza della frazione Solicchiata, per raggiungere la strada provinciale 7ii. Vi sarà certamente d'aiuto un navigatore satellitare (cercare "Cuba di Santa Domenica") e in ogni caso all'imbocco della strada che vi porterà alla Cuba troverete la relativa segnaletica:


Indicazioni stradali

Ecco la mappa per raggiungere la Cuba:



D'obbligo una sosta di un paio d'ore nel caratteristico centro storico di Castiglione, dichiarato uno dei Borghi più belli d'Italia.
La struttura urbanistica attuale si sviluppò nel XII secolo, e la cittadina divenne prospera nel secolo successivo, tanto da ricevere nel 1233 il titolo di "Animosa" dallo stesso Federico II di Svevia. 
Lasciata la macchina nelle adiacenze di Piazza S. Antonio o del Palazzo Comunale, vi troverete a percorrere un intreccio di vicoli che si aprono in piccole e scenografiche piazze circondate da palazzi nobiliari arricchiti da balconi barocchi e portali sormontati da stemmi araldici.

CHIESA DI S. ANTONIO ABATE E MUSEO

In Piazza S. Antonio si trova il vero gioiello di Castiglione, la Chiesa di S. Antonio Abate, abbellita a partire dalla fine del secolo XVII con elementi barocchi e ricchi decori.
La facciata concava è affiancata da un caratteristico campanile con cupola a bulbo, finemente decorata.



Chiesa di S. Antonio Abate, prospetto principale

La chiesa è sede di un museo di recentissima istituzione: Museo Santi Pietro e Paolo. Per accedervi è necessario il pagamento di un biglietto (prezzo intero 3,00 €) che comprende audioguida, e ne vale davvero la pena.
L'interno, ad unica navata, è uno scrigno di tesori d'arte: dalle tele del Tuccari (pittore messinese) ai preziosi intarsi marmorei di Tommaso Amato, dalla statua del titolare attribuita a Nicolò Bagnasco (1792-1827) agli argenti e i paramenti esposti nelle sale attigue.


Chiesa di S. Antonio Abate, altare maggiore
Chiesa di S. Antonio Abate, "Le tantazioni di S. Antonio", tela del Tuccari
Chiesa di S. Antonio Abate, paramenti sacri in esposizione
presso la Cappella del SS. Crocifisso
Nell'immagine di seguito troverete alcune informazioni utili su costi di biglietteria, orari e servizi del Museo:



CHIESA MADRE SS. PIETRO E PAOLO


L'antica Chiesa Matrice, che sovrasta l'abitato in posizione sopraelevata, fu costruita durante il periodo normanno-svevo. Purtroppo ho potuto vederla solo dall'esterno perché era chiusa (ore 17.30).


La Matrice vista dal terrazzo del Castello
Prospetto principale della Matrice
CASTELLO DI LAURIA

Degno di nota è il poderoso Castello costruito in epoca normanno-sveva su uno sperone di roccia arenaria. Grandioso nell'aspetto esteriore, la visita degli interni si riduce però a pochissime sale adibite all'esposizione di vini siciliani dell'enoteca regionale. Gran parte delle strutture interne, a giudicare da ciò che si vede, deve ancora essere recuperata.
Il panorama sulla vallata circostante, da solo, vale già la pena di arrampicarsi fino all'ingresso del maniero.


La scalinata che porta al Castello
Portale d'ingresso al Castello
Panorama dal Castello
L'interno è visitabile gratuitamente e, benché come già detto le sale non siano di per sé molto interessanti, vi consiglio di entrare comunque per rendervi conto del saldo legame tra la costruzione e la roccia, e per godere del bel panorama sulla cittadina.


Vista degli ambienti del Castello dalla corte interna
Eccovi qui alcune informazioni utili per la vostra visita al Castello di Lauria; vi consiglio di andare sempre almeno mezz'ora prima dell'orario di chiusura per evitare di trovare le porte sbarrate:



BASILICA SANTUARIO MADONNA DELLA CATENA

La breve visita di Castiglione si conclude con una sosta presso il Santuario dedicato alla Patrona della città, Maria SS. della Catena.
Costruita a partire dal 1655 in sostituzione dell'antica chiesa di S. Giacomo distrutta da una frana, la basilica presenta una bella facciata barocca, opera di Baldassarre Greco, svettante su un'alta e scenografica scalinata.
Internamente, ha pianta ad unica navata a croce greca e conserva la preziosa statua marmorea della Madonna della Catena, attribuita alla scuola dei Gagini.

La festa della Patrona si celebra la prima domenica di maggio.


La facciata della Basilica della Madonna della Catena
La statua della Patrona di Castiglione
L'interno della Basilica
Spero di esservi stato utile per programmare una vostra prossima visita in questo incantevole borgo.


Visitato il 17 ottobre 2015.